La sovranità spaziale comincia dall’accesso


La nuova geopolitica dello spazio non si misura più soltanto nel numero di satelliti lanciati, nella potenza dei razzi o nella capacità di raggiungere l’orbita. Si misura soprattutto nella possibilità di accedere, quando serve, a infrastrutture spaziali sicure, resilienti e governabili.

Comunicazioni, difesa, osservazione della Terra, navigazione, gestione delle crisi, protezione civile, reti elettriche, finanza, logistica, telecomunicazioni e infrastrutture critiche dipendono ormai da capacità spaziali. Lo spazio non è più un settore separato dalla vita economica ordinaria. È diventato una componente dell’infrastruttura invisibile che sostiene il funzionamento quotidiano delle società avanzate.

Da qui nasce il punto centrale: la sovranità spaziale non coincide necessariamente con il possesso integrale di ogni componente della filiera. La domanda decisiva è più concreta: quali capacità devono essere controllate direttamente da Stati, alleanze e operatori infrastrutturali, e quali possono invece essere garantite attraverso partnership affidabili, contratti robusti e architetture ridondanti?

È un passaggio concettuale importante. Per molti anni la sovranità è stata interpretata soprattutto come controllo proprietario: propri satelliti, propri lanciatori, proprie stazioni di terra, propria industria, propri dati. Questa visione resta rilevante, ma non è più sufficiente. Le costellazioni multi-orbita, l’integrazione tra reti terrestri e non terrestri, la crescita dei servizi satellitari commerciali, la centralità dei dati e l’aumento delle minacce ibride impongono una definizione più operativa della sovranità.

Essere sovrani nello spazio significa poter accedere quando serve, con livelli adeguati di sicurezza, continuità, controllo, interoperabilità e protezione degli interessi nazionali o regionali. Significa non trovarsi mai senza alternative quando l’accesso diventa essenziale.

Dal possesso al controllo dell’accesso

La distinzione tra possesso e accesso è decisiva.

Possedere un satellite non garantisce automaticamente autonomia strategica se il lancio dipende da soggetti terzi, se il segmento di terra è vulnerabile, se lo spettro non è disponibile, se la supply chain è fragile, se il software è esposto o se la capacità operativa non è scalabile.

Allo stesso modo, non possedere ogni elemento della filiera non significa necessariamente essere privi di sovranità, se l’accesso è garantito da partnership affidabili, clausole contrattuali solide, ridondanza tecnologica, controllo dei dati e piena consapevolezza dei rischi.

La nuova sovranità spaziale è quindi una questione di architettura. Non riguarda solo l’hardware in orbita, ma l’intero sistema che consente a un Paese, a un’unione regionale o a un operatore infrastrutturale di utilizzare capacità spaziali in condizioni ordinarie, in situazioni di crisi e in scenari geopolitici avversi.

In questa prospettiva, il problema non è scegliere tra autarchia e dipendenza. Il problema è progettare una sovranità modulare, capace di combinare asset propri, capacità condivise, fornitori commerciali, programmi pubblici, accordi internazionali e opzioni alternative realmente attivabili.

L’infrastruttura spaziale europea: Galileo, Copernicus, GOVSATCOM e IRIS²

Il caso europeo mostra bene come la sovranità spaziale non sia un concetto astratto, ma una costruzione progressiva fondata su infrastrutture, programmi industriali, regolazione e capacità operative.

Galileo rappresenta il pilastro europeo della navigazione satellitare. È il sistema globale di navigazione satellitare dell’Unione europea, sotto controllo civile, progettato per garantire servizi di posizionamento e temporizzazione indipendenti da sistemi extraeuropei. Il suo valore strategico non riguarda soltanto gli utenti civili o gli smartphone: riguarda trasporti, energia, finanza, telecomunicazioni, sicurezza, sincronizzazione delle reti e funzioni pubbliche sensibili.

Galileo è già entrato nella vita quotidiana. Secondo EUSPA, nel 2024 erano in uso 4,5 miliardi di smartphone abilitati Galileo. Questo dato mostra che la sovranità spaziale non vive soltanto nei programmi governativi o militari: entra nei dispositivi, nei servizi e nelle infrastrutture che utilizziamo ogni giorno.

Copernicus costituisce invece la grande infrastruttura europea di osservazione della Terra. Attraverso dati satellitari e informazioni in situ, supporta monitoraggio ambientale, gestione del territorio, agricoltura, clima, sicurezza civile, risposta alle emergenze e analisi dei rischi. Il suo valore strategico sta nella capacità autonoma di osservare, misurare e interpretare la Terra.

In un contesto segnato da cambiamento climatico, instabilità geopolitica e pressione crescente sulle risorse, questa capacità è un elemento essenziale di sovranità informativa. Chi osserva meglio, decide meglio. Chi dipende interamente da dati altrui, decide dentro un perimetro definito da altri.

Copernicus è anche una piattaforma industriale. La Commissione europea indica 772 imprese europee attive nel settore dell’osservazione della Terra, 13.796 addetti e ricavi per 1,796 miliardi di euro. Il mercato dell’Earth Observation è stimato in crescita da 3,4 miliardi di euro nel 2023 a quasi 6 miliardi di euro nel 2033. Inoltre, PMI e start-up rappresentano circa il 96% delle imprese europee del settore. Questo dato è importante perché mostra che la sovranità spaziale non è solo difesa o geopolitica: è anche politica industriale, sviluppo tecnologico e capacità di creare filiere europee competitive.

GOVSATCOM aggiunge un ulteriore livello: quello delle comunicazioni satellitari governative sicure. Il programma nasce per mettere a disposizione dell’Unione europea e degli Stati membri servizi satellitari resilienti e protetti, destinati a missioni critiche, gestione delle crisi, protezione civile, sicurezza, difesa e infrastrutture sensibili. La sua importanza consiste nel coordinare e valorizzare capacità esistenti, riducendo la frammentazione tra sistemi nazionali e commerciali.

IRIS² rappresenta il passaggio successivo. L’Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite è il programma europeo di connettività satellitare sicura, pensato per rafforzare autonomia strategica, resilienza delle comunicazioni e capacità di servizio in aree non adeguatamente coperte dalle reti terrestri. Il programma è previsto dal Regolamento UE 2023/588, che istituisce il programma europeo di connettività sicura per il periodo 2023-2027.

La dimensione industriale di IRIS² è rilevante. La Commissione europea ha assegnato al consorzio SpaceRISE un contratto di concessione di 12 anni per sviluppare, dispiegare e operare il sistema. L’architettura prevista comprende oltre 290 satelliti su orbite diverse e il relativo segmento di terra. Il consorzio include operatori europei come SES, Eutelsat e Hispasat e coinvolge una filiera industriale ampia, con soggetti come Thales Alenia Space, OHB, Airbus Defence and Space, Telespazio, Deutsche Telekom, Orange, Hisdesat e Thales SIX.

Questi programmi non sono semplici progetti tecnologici. Sono strumenti di politica industriale, sicurezza economica e autonomia decisionale. Insieme, Galileo, Copernicus, GOVSATCOM e IRIS² mostrano che l’Europa sta costruendo una sovranità spaziale per funzioni: navigare, osservare, comunicare, proteggere, reagire e decidere.

Il caso italiano: dalla Legge Spazio a IRIDE

Dentro questa traiettoria europea, l’Italia non è un semplice osservatore. È uno dei Paesi che stanno provando a trasformare la politica spaziale in una vera architettura nazionale di sovranità, regolazione e capacità industriale.

La Legge 13 giugno 2025, n. 89, sulle disposizioni in materia di economia dello spazio, segna un passaggio importante. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 giugno 2025 ed entrata in vigore il 25 giugno 2025, la legge introduce un quadro organico per disciplinare le attività spaziali condotte da operatori privati sul territorio nazionale e da operatori italiani all’estero.

Non si tratta solo di regolare un settore tecnologico emergente. Si tratta di definire le condizioni entro cui l’accesso allo spazio, la gestione degli oggetti spaziali, la responsabilità degli operatori, la sostenibilità, la sicurezza e l’innovazione diventano parte di una politica industriale nazionale. La sovranità spaziale, infatti, non vive soltanto nei grandi programmi europei. Si costruisce anche nella capacità dei singoli Stati di disporre di regole chiare, filiere produttive, competenze tecniche, infrastrutture operative e strumenti di coordinamento pubblico-privato.

La strategia italiana si appoggia su una struttura documentale già definita: Documento Strategico di Politica Spaziale Nazionale, Documento di Visione Strategica dello Spazio e Piano Triennale delle Attività dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il Piano Triennale ASI 2024-2026 mostra che l’Italia dispone di una filiera spaziale completa, con competenze accademiche, scientifiche, tecnologiche, produttive e applicative in ambito civile, duale e militare.

La strategia nazionale si muove su tre linee principali: programmi nazionali e cooperazione internazionale, partecipazione ai programmi ESA e utilizzo delle risorse del PNRR Spazio. È una struttura coerente con l’idea di sovranità modulare: capacità nazionali, programmi europei e cooperazione internazionale non si escludono, ma si rafforzano reciprocamente.

Il caso più evidente è IRIDE, il programma italiano di osservazione della Terra promosso dal Governo e sviluppato con fondi PNRR, coordinato da ESA con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana. IRIDE è articolato in sei costellazioni satellitari e punta alla piena operatività entro giugno 2026. Il programma rappresenta uno dei principali strumenti italiani per trasformare l’osservazione della Terra in capacità pubblica, industriale e strategica.

IRIDE è importante perché rende concreta una dimensione spesso sottovalutata della sovranità: la sovranità informativa. Un Paese che osserva il proprio territorio con capacità proprie, che controlla le modalità di accesso ai dati e che può integrare queste informazioni nei servizi pubblici, nella protezione civile, nella pianificazione urbana, nella gestione dei rischi, nel monitoraggio ambientale e nella sicurezza, dispone di una leva strategica molto diversa rispetto a un Paese che dipende interamente da dati esterni.

Anche Ital-GovSatCom si inserisce in questa logica. Il programma italiano per telecomunicazioni satellitari istituzionali sicure mostra come la sovranità non riguardi soltanto satelliti e immagini, ma anche comunicazioni resilienti per protezione civile, sicurezza, difesa, aiuto umanitario, telemedicina e sorveglianza marittima. È lo stesso principio che anima GOVSATCOM a livello europeo: quando le comunicazioni diventano essenziali, la continuità del servizio non può dipendere solo dal mercato ordinario.

L’Italia rappresenta quindi un caso interessante perché combina tre dimensioni: una nuova cornice normativa, una filiera industriale completa e programmi nazionali che dialogano con l’architettura europea. La sovranità spaziale italiana non è alternativa alla sovranità europea. Ne è una componente. E dimostra che l’autonomia strategica non si costruisce isolando le capacità nazionali, ma rendendole interoperabili, finanziabili e utilizzabili dentro un ecosistema europeo più ampio.

Le reti multi-orbita cambiano la natura della sovranità

La crescente importanza dei sistemi multi-orbita modifica profondamente il quadro strategico.

Le orbite basse offrono bassa latenza e capacità di copertura dinamica. Le orbite medie possono garantire un equilibrio tra copertura, resilienza e capacità. Le orbite geostazionarie restano rilevanti per servizi continuativi e aree molto vaste. La combinazione di queste architetture consente di costruire reti più flessibili, ma anche più complesse da governare.

La sovranità, in questo contesto, non dipende da un singolo satellite o da una singola costellazione. Dipende dalla capacità di orchestrare livelli diversi: accesso allo spazio, capacità orbitale, segmento di terra, cybersicurezza, gestione dei dati, interoperabilità con le reti terrestri, protezione delle comunicazioni e continuità del servizio.

Per le telecomunicazioni, questo significa che lo spazio non è più un’infrastruttura separata. Diventa un’estensione della rete. Le future architetture digitali saranno sempre più ibride: fibra, mobile, cloud, edge computing e satelliti dovranno funzionare come componenti di un ecosistema integrato.

La conseguenza è chiara: sovranità digitale e sovranità spaziale stanno convergendo. Se lo spazio diventa parte della rete, allora la governance delle reti dovrà includere anche lo spazio. Non sarà più possibile separare nettamente politica delle telecomunicazioni, strategia industriale, sicurezza nazionale e politica spaziale.

NTN: il satellite non sostituisce gli operatori, li costringe a cambiare ruolo

L’integrazione tra reti terrestri e non terrestri rende evidente un altro punto: il satellite non cancella gli operatori mobili. Ne modifica il ruolo.

Le Non-Terrestrial Networks, o NTN, non sono pensate come sostituzione pura delle reti mobili terrestri. Sono un nuovo livello di accesso. Possono estendere la copertura dove torri, fibra, backhaul e reti radio tradizionali non arrivano: mare aperto, montagne, deserti, aree rurali, zone colpite da calamità o scenari di emergenza.

Ma la connettività non è solo segnale radio. Dietro una comunicazione mobile ci sono autenticazione, SIM ed eSIM, gestione dell’identità, core network, qualità del servizio, sicurezza, intercettazione legale, numerazione, roaming, billing, assistenza cliente e continuità operativa. In molti casi, il satellite può integrare o, in alcuni scenari specifici, sostituire il layer radio di accesso. Non sostituisce automaticamente l’intero operatore.

È qui che la sovranità spaziale incontra la sovranità delle telecomunicazioni. Se il satellite diventa parte della rete, la domanda strategica non è soltanto chi possiede i satelliti, ma chi controlla l’integrazione tra satellite, rete mobile, core network, dati, identità e servizi critici.

Il caso delle comunicazioni mission critical è particolarmente chiaro. Servizi come Push-to-Talk, MCX, comunicazioni di protezione civile, sicurezza pubblica, emergenza e continuità operativa non possono dipendere da una sola rete. Devono poter funzionare su 4G, 5G, Wi-Fi, reti private LTE e, quando necessario, collegamenti satellitari. In questo scenario il valore non sta più nel possedere un’unica infrastruttura, ma nel garantire che ogni dispositivo possa comunicare sulla rete disponibile più adatta, nel momento in cui serve.

La conseguenza è profonda: il vantaggio competitivo degli operatori non sarà più soltanto la copertura proprietaria. Sarà la capacità di orchestrare più reti, assicurare qualità e sicurezza end-to-end, integrare accessi terrestri e satellitari e garantire un’esperienza coerente all’utente finale.

L’NTN non elimina gli operatori mobili. Li spinge a diventare piattaforme di integrazione, fiducia e continuità. E questo rafforza la tesi centrale: la sovranità non significa possedere ogni singolo pezzo dell’infrastruttura, ma non perdere mai il controllo delle funzioni essenziali quando l’accesso diventa critico.

L’accesso autonomo allo spazio resta il punto critico

La sovranità spaziale comincia dall’accesso perché, senza capacità affidabile di lanciare, posizionare, sostituire e mantenere infrastrutture in orbita, ogni altra ambizione resta fragile.

L’Europa lo sa bene. La necessità di rafforzare la capacità autonoma di accesso allo spazio ha riportato al centro il tema dei lanciatori, delle infrastrutture di terra, della competitività industriale e della capacità di sostenere nel tempo una filiera tecnologica complessa.

Ariane 6 e Vega-C, operati dallo spazioporto europeo nella Guyana francese, sono elementi centrali di questa autonomia. Non sono soltanto vettori di lancio. Sono strumenti strategici che consentono all’Europa di ridurre la dipendenza da fornitori esterni per il dispiegamento delle proprie infrastrutture spaziali.

ESA ha confermato questa traiettoria anche sul piano finanziario: al Consiglio ministeriale CM25, gli Stati membri hanno impegnato oltre 4,4 miliardi di euro per programmi di trasporto spaziale. Le risorse sono concentrate su tre pilastri: accesso allo spazio tramite Ariane 6 e Vega, futuro trasporto spaziale europeo tramite European Launcher Challenge, Future Launchers Preparatory Programme e Space Rider, e rafforzamento delle infrastrutture di terra e di test.

Questo punto è cruciale. Senza un accesso sicuro, affidabile e competitivo allo spazio, anche la migliore costellazione satellitare rischia di dipendere da decisioni, vincoli o priorità di attori esterni. In caso di crisi, il controllo della capacità di lancio, sostituzione e ripristino può diventare importante quanto il controllo della capacità orbitale stessa.

La questione è particolarmente delicata perché il mercato spaziale si sta trasformando rapidamente. Gli operatori privati hanno aumentato scala, frequenza di lancio e capacità di investimento. Alcuni soggetti commerciali dispongono ormai di asset comparabili, per rilevanza strategica, a infrastrutture tradizionalmente considerate pubbliche. Questa trasformazione crea opportunità enormi, ma introduce anche nuovi rischi di dipendenza.

Sicurezza, difesa e protezione delle infrastrutture critiche

Lo spazio è passato da dominio prevalentemente scientifico e commerciale a infrastruttura critica della sicurezza nazionale ed europea.

Navigazione, sincronizzazione temporale, telecomunicazioni, osservazione della Terra, sorveglianza, early warning, gestione delle crisi e capacità militari dipendono sempre più da asset spaziali. La vulnerabilità di questi asset non riguarda solo i satelliti in orbita, ma anche il segmento di terra, i collegamenti dati, i sistemi di controllo, le catene di fornitura e l’interoperabilità con reti terrestri e digitali.

La Strategia spaziale dell’UE per la sicurezza e la difesa, presentata nel marzo 2023, riflette questa trasformazione. Il punto centrale è proteggere gli asset spaziali europei, difendere gli interessi dell’Unione, dissuadere attività ostili nello spazio e rafforzare la postura strategica e l’autonomia europea. La strategia include una definizione ampia del dominio spaziale: non solo orbite e satelliti, ma anche infrastrutture di lancio e di terra, collegamenti radio, terminali utente, dati, ambiente cyber e base industriale.

La sovranità spaziale, quindi, non è separabile dalla sicurezza delle infrastrutture critiche. È parte della stessa architettura. Difendere lo spazio significa proteggere comunicazioni, dati, servizi pubblici, continuità economica e capacità decisionale.

Partnership sì, ma non dipendenza cieca

Il punto non è escludere il settore privato o le partnership internazionali. Al contrario, lo spazio contemporaneo è troppo complesso e costoso per essere gestito soltanto attraverso modelli chiusi e nazionali.

La vera questione è la qualità della dipendenza.

Una partnership può rafforzare la sovranità se aumenta capacità, resilienza e accesso a tecnologie avanzate. Può invece indebolirla se concentra funzioni critiche in pochi fornitori, se non prevede alternative operative, se espone dati sensibili o se lascia indefiniti i diritti di accesso in caso di crisi.

Per questo la sovranità spaziale richiede una governance molto più sofisticata rispetto al passato. Non basta acquistare capacità satellitare. Occorre valutare chi controlla l’infrastruttura, dove sono localizzati i dati, quali sono le regole di priorità del servizio, quali garanzie esistono in caso di conflitto, quali alternative sono disponibili e quanto rapidamente un sistema può essere sostituito o rafforzato.

In questo senso, la sovranità non è un’etichetta politica. È una matrice di rischio operativo.

Il ruolo della regolazione: verso un mercato spaziale europeo più integrato

La dimensione regolatoria sarà decisiva.

Per lungo tempo, la governance spaziale europea è stata caratterizzata da una combinazione di norme nazionali, programmi dell’Unione europea, attività dell’Agenzia Spaziale Europea e iniziative dei singoli Stati membri. Questa architettura ha prodotto risultati significativi, ma anche frammentazione, differenze regolatorie e complessità per le imprese.

L’EU Space Act si inserisce proprio in questa traiettoria. La proposta della Commissione europea, presentata il 25 giugno 2025, punta a costruire un quadro armonizzato per sicurezza, resilienza e sostenibilità delle attività spaziali, rafforzando al tempo stesso la competitività del settore europeo.

Il dato politico e industriale è rilevante: secondo la Commissione, il quadro attuale è frammentato in 13 diversi approcci nazionali. Questa frammentazione aumenta complessità e costi per le imprese, soprattutto per start-up, PMI e operatori che vogliono operare su scala europea.

La proposta è strutturata attorno a tre pilastri. Il primo è la sicurezza, con regole per il tracciamento degli oggetti spaziali e la mitigazione dei detriti. Il secondo è la resilienza, con requisiti di cybersicurezza e continuità operativa per le infrastrutture spaziali. Il terzo è la sostenibilità, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle attività spaziali e sostenere tecnologie emergenti come servizi in orbita e rimozione dei detriti.

La Legge italiana sullo spazio si colloca nello stesso orizzonte, pur con una funzione diversa. L’EU Space Act punta a costruire un mercato spaziale europeo più armonizzato; la legge italiana disciplina il quadro nazionale delle attività spaziali, creando un perimetro più chiaro per operatori, autorizzazioni, responsabilità, sicurezza e sviluppo dell’economia dello spazio. La convergenza tra questi due livelli — europeo e nazionale — sarà decisiva per evitare che la sovranità resti solo un concetto politico e non diventi capacità operativa.

Anche qui il punto è chiaro: senza regole comuni, la sovranità rischia di trasformarsi in frammentazione. Con regole troppo rigide, invece, l’Europa rischia di rallentare innovazione e competitività. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza, mercato e capacità industriale.

La sovranità come capacità di scelta

La formula più efficace per leggere questa trasformazione è forse la seguente: la sovranità è capacità di scelta.

Uno Stato, un’unione regionale o un operatore sono realmente sovrani quando possono scegliere tra più opzioni credibili, quando non sono vincolati a un unico fornitore, quando possono garantire continuità di servizio anche in condizioni critiche e quando mantengono controllo sufficiente sui dati, sulle priorità operative e sulle funzioni essenziali.

La sovranità spaziale del futuro non sarà quindi assoluta. Sarà selettiva, distribuita e contrattuale. Alcune capacità dovranno essere possedute direttamente. Altre potranno essere condivise. Altre ancora potranno essere acquistate, ma solo entro un quadro di fiducia, ridondanza e controllo.

Il vero errore sarebbe pensare che lo spazio sia ancora un settore separato dalla vita economica ordinaria. Non lo è più. Dalla navigazione alla finanza, dalle reti elettriche alle telecomunicazioni, dall’agricoltura alla difesa, lo spazio è già parte dell’infrastruttura invisibile che sostiene la società contemporanea.

La vera sovranità è non restare senza alternative

La sovranità spaziale comincia dall’accesso perché, senza accesso, non esiste controllo reale. Ma l’accesso da solo non basta. Deve essere sicuro, resiliente, governabile e sostenibile.

Il punto non è fare tutto da soli. Nessuno spazio contemporaneo, nemmeno quello delle grandi potenze, può essere costruito solo sull’autosufficienza assoluta. Il punto è evitare che una funzione essenziale — lanciare, comunicare, osservare, navigare, proteggere dati o garantire continuità operativa — dipenda da un’unica infrastruttura, da un unico fornitore o da una sola decisione esterna.

Per l’Europa, questa è la sfida strategica dei prossimi anni. Galileo, Copernicus, GOVSATCOM, IRIS², l’EU Space Act, la nuova Legge italiana sullo spazio, IRIDE, Ital-GovSatCom, le reti NTN e il rafforzamento dell’accesso autonomo allo spazio indicano una direzione precisa: trasformare lo spazio da semplice settore tecnologico a componente stabile della sicurezza economica, digitale e istituzionale.

La sovranità spaziale non significa chiudersi. Significa poter scegliere. Significa avere alternative credibili quando le condizioni cambiano, quando una crisi interrompe le catene di fornitura, quando un’infrastruttura viene compromessa o quando l’accesso a capacità critiche diventa materia di pressione geopolitica.

In questo senso, lo spazio non è più lontano. È già dentro le reti, nei dati, nella finanza, nella difesa, nella gestione delle emergenze, nell’agricoltura, nella navigazione e nelle telecomunicazioni. La domanda non è più se dipendiamo dallo spazio. La domanda è quanto siamo preparati a governare questa dipendenza.

La sovranità spaziale, alla fine, non è possedere tutto. È non trovarsi mai senza alternative quando l’accesso diventa essenziale.

Fonti essenziali di riferimento

Analysys Mason, Space sovereignty starts with access, podcast, maggio 2026.
https://www.analysysmason.com/podcast/
https://podcasts.apple.com/nz/podcast/space-sovereignty-starts-with-access/id1234233658?i=1000769978821

European Commission, IRIS² – Secure Connectivity.
https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-space/iris2-secure-connectivity_en

European Commission, IRIS²: European Commission awards concession contract to SpaceRISE consortium, 31 ottobre 2024.
https://defence-industry-space.ec.europa.eu/iris2-european-commission-awards-concession-contract-spacerise-consortium-2024-10-31_en

Regolamento UE 2023/588 sul programma dell’Unione per la connettività sicura 2023-2027.
https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2023/588/oj

European Commission, EU Space Act.
https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-space-act_en

European Commission, EU Space Act – press release / proposal package, 25 giugno 2025.
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_1583

European Commission, Copernicus – Earth Observation.
https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-space/copernicus-earth-observation_en

EUSPA, Copernicus – EU Space Programme.
https://www.euspa.europa.eu/eu-space-programme/copernicus

EUSPA, Galileo – EU Space Programme.
https://www.euspa.europa.eu/eu-space-programme/galileo

EUSPA, Galileo Open Service.
https://www.euspa.europa.eu/galileo-os

EUSPA, Can I use Galileo on my mobile phone?
https://www.euspa.europa.eu/eu-space-programme/galileo/faqs/can-i-use-galileo-my-mobile-phone

European Commission, GOVSATCOM – Satellite Communications.
https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-space/govsatcom-satellite-communications_en

European External Action Service, EU Space Strategy for Security and Defence.
https://www.eeas.europa.eu/eeas/eu-space-strategy-security-and-defence-0_en

European External Action Service, EU Space Strategy for Security and Defence – factsheet.
https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/documents/2024/EU%20SSSD%20factsheet%20v14.pdf

European Space Agency, Ensuring autonomous access to space for Europe.
https://www.esa.int/Enabling_Support/Space_Transportation/Ensuring_autonomous_access_to_space_for_Europe

3GPP, Non-Terrestrial Networks overview.
https://www.3gpp.org/technologies/ntn-overview

3GPP, Mission Critical Services in 3GPP.
https://www.3gpp.org/news-events/3gpp-news/mc-services

Legge 13 giugno 2025, n. 89, Disposizioni in materia di economia dello spazio, Gazzetta Ufficiale.
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/06/24/25G00095/SG

Legge 13 giugno 2025, n. 89, PDF consultabile.
https://certifico.com/component/attachments/download/44437

Ufficio per le Politiche Spaziali e Aerospaziali, Disposizioni in materia di economia dello spazio.
https://www.ufficiopolitichespaziali.gov.it/home/normativa/disposizioni-in-materia-di-economia-dello-spazio/

Ufficio per le Politiche Spaziali e Aerospaziali, I documenti della strategia spaziale italiana.
https://www.ufficiopolitichespaziali.gov.it/home/upsa-e-lo-spazio/documenti-della-strategia/

Agenzia Spaziale Italiana, Piano Triennale delle Attività 2024-2026.
https://www.asi.it/wp-content/uploads/2025/01/PTA-2024-2026_PUBBLICO_Marcato.pdf

Agenzia Spaziale Italiana, Programma IRIDE: presentata la prima immagine della Terra, marzo 2025.
https://www.asi.it/2025/03/programma-iride-presentata-la-prima-immagine-della-terra/

Agenzia Spaziale Italiana, IRIDE: gli ultimi sviluppi sulla costellazione italiana di satelliti per l’osservazione della Terra, ottobre 2024.
https://www.asi.it/2024/10/iride-gli-ultimi-sviluppi-sulla-costellazione-italiana-di-satelliti-per-losservazione-della-terra/

European Space Agency, Il programma italiano di monitoraggio della Terra raggiunge un nuovo traguardo.
https://www.esa.int/Space_in_Member_States/Italy/Il_programma_italiano_di_monitoraggio_della_Terra_raggiunge_un_nuovo_traguardo

Agenzia Spaziale Italiana, ASI approva i principi di politica dei dati della missione IRIDE, marzo 2026.
https://www.asi.it/2026/03/asi-approva-i-principi-di-politica-dei-dati-della-missione-iride/

Ital-GovSatCom, Un sistema satellitare innovativo per le telecomunicazioni istituzionali.
https://appaltinnovativi.gov.it/appalti/ital-govsatcom-un-sistema-satellitare-innovativo-per-le-telecomunicazioni-istituzionali/

Telespazio, Thales Alenia Space e Telespazio siglano un contratto con ASI per Ital-GovSatCom.
https://www.telespazio.com/it/news-and-stories-detail/-/detail/230719-thales-alenia-space-e-telespazio-siglano-contratto-con-l-asi-per-ital-govsatcom

United Nations COPUOS / STSC 2025, Statement of Italy on GNSS developments.
https://www.unoosa.org/documents/pdf/copuos/stsc/2025/Statements/7_Italy.pdf

ISPI / Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, The European and Italian Space Ecosystems: Pillars for Strategic Autonomy, 2025.
https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/11/ISPI_Autonomia-strategica-europea-policy-paper.pdf

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https://www.eca.europa.eu/lists/ecadocuments/sr21_07/sr_eus-space-assets_en.pdf

IAI, Space and European Digital Sovereignty.
https://www.iai.it/sites/default/files/iai2111_en.pdf

IFRI, Space as a Key Element of Europe’s Digital Sovereignty.
https://www.ifri.org/sites/default/files/migrated_files/documents/atoms/files/darnis_space_europe_digital_sovereignty_2020_3.pdf

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