Regno Unito, la produttività perduta e l’instabilità politica


Dopo la crisi finanziaria del 2008, l’economia britannica non ha più recuperato la dinamica produttiva che l’aveva sostenuta per oltre trent’anni. Un problema economico che pesa sui salari, sui servizi pubblici e sulla fiducia nelle istituzioni.

Ci sono grafici che descrivono un andamento economico. Altri riescono a rappresentare il momento in cui un Paese cambia traiettoria.

Il grafico pubblicato dal Financial Times, sulla base dei dati dell’Office for National Statistics (ONS), appartiene alla seconda categoria. La variabile osservata è la produttività del lavoro britannica, misurata come valore prodotto per ogni ora lavorata. Dall’inizio degli anni Settanta fino alla vigilia della crisi finanziaria globale, la curva cresce con notevole continuità. Poi, attorno al 2007-2008, quella traiettoria si interrompe.

La linea reale continua a salire soltanto lentamente, rimanendo poco sopra il livello raggiunto dopo la crisi. La linea tratteggiata, che rappresenta la prosecuzione del trend osservato tra il 1971 e il 2007, prosegue invece la sua crescita fino ad avvicinarsi a quota 160. Alla fine del periodo rappresentato, la produttività effettiva resta intorno a 110.

Quella distanza non è soltanto una differenza grafica. È la rappresentazione di uno dei problemi più profondi dell’economia britannica contemporanea: quasi due decenni di crescita produttiva straordinariamente debole.

La produttività non misura quanto si lavora

Parlare di produttività non significa sostenere che i lavoratori britannici lavorino poco o male. La produttività misura quanto valore un sistema economico riesce a generare attraverso un’ora di lavoro.

Dipende dagli investimenti delle imprese, dalla qualità delle infrastrutture, dalla tecnologia, dalle competenze, dalla ricerca, dall’organizzazione produttiva, dalla disponibilità di energia e abitazioni, dalla capacità dello Stato di realizzare opere e riforme in tempi compatibili con la competizione internazionale.

Quando la produttività cresce, un Paese può sostenere salari reali più elevati, servizi pubblici migliori e maggiori opportunità economiche. Quando ristagna, diventa molto più difficile aumentare stabilmente il benessere collettivo senza ricorrere a maggiore debito, maggiore pressione fiscale o minore spesa pubblica.

È precisamente in questo spazio ristretto che il Regno Unito si muove ormai da molti anni.

Il dato ufficiale: una crescita ancora insufficiente

L’Office for National Statistics conferma che il problema non appartiene soltanto al passato. Nel primo trimestre del 2026, la produttività britannica, misurata come prodotto per ora lavorata, risultava superiore soltanto del 3,5% rispetto alla media del 2019. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, l’aumento era appena dello 0,4%.

Non si tratta di una contrazione, ma neppure di una ripartenza strutturale. La stessa ONS osserva che la crescita della produttività rimane debole rispetto alle tendenze precedenti alla crisi finanziaria globale del 2008.

Questo è il punto decisivo: il Regno Unito non sta soltanto crescendo lentamente. Sta crescendo molto meno di quanto era abituato a fare prima della grande frattura finanziaria.

Un divario reale, da interpretare con rigore

Il grafico è estremamente efficace, ma richiede una precisazione importante.

La linea tratteggiata non rappresenta una ricchezza che il Regno Unito avrebbe certamente ottenuto in assenza della crisi. È una traiettoria controfattuale: mostra dove avrebbe potuto collocarsi la produttività se il ritmo di crescita precedente al 2008 fosse proseguito.

Questa cautela è necessaria, perché la dinamica antecedente alla crisi potrebbe contenere elementi non pienamente replicabili e, in parte, essere stata sostenuta da squilibri maturati prima del collasso finanziario.

Ma la prudenza metodologica non elimina il problema sostanziale. Anche senza considerare l’intera distanza dalla linea tratteggiata come crescita automaticamente perduta, resta un fatto difficilmente contestabile: la produttività britannica ha subito un rallentamento profondo, persistente e politicamente rilevante.

Dalla stagnazione economica alla pressione sul tenore di vita

Quando un’economia aumenta troppo lentamente il valore prodotto, le conseguenze diventano concrete nella vita quotidiana.

I salari reali faticano a crescere. I governi dispongono di minori risorse per finanziare sanità, trasporti, istruzione, sicurezza e assistenza sociale. La pressione sui conti pubblici aumenta. Le famiglie avvertono che lavorare e pagare le tasse non garantisce più automaticamente un miglioramento delle proprie condizioni materiali.

Il problema, quindi, non è soltanto statistico. È sociale e politico.

Per molti decenni, nelle democrazie occidentali, una parte importante del consenso si è fondata su un’aspettativa semplice: il futuro avrebbe offerto condizioni di vita almeno leggermente migliori del presente. Quando quella prospettiva viene meno, anche la fiducia nelle istituzioni tende a indebolirsi.

La lettura politica di Martin Wolf

Martin Wolf, sul Financial Times, collega la debolezza economica britannica alla crescente instabilità politica del Paese. La sua tesi non è che ogni problema politico dipenda dalla produttività. Immigrazione, sicurezza, sanità, identità nazionale, Brexit e rapporti con l’Europa hanno dinamiche autonome e non possono essere ridotti a un singolo indicatore economico.

Il suo argomento è più profondo: una democrazia liberale tende a essere più stabile quando una parte sufficientemente ampia della popolazione percepisce una crescita economica concreta e condivisa. Quando tale crescita viene meno per un periodo prolungato, cresce lo spazio per la sfiducia, per le promesse irrealistiche e per le soluzioni radicali.

La Brexit non nasce soltanto dalla produttività stagnante. La crisi del Partito Conservatore e la frammentazione del consenso britannico non possono essere spiegate esclusivamente da un grafico economico. Tuttavia, quasi vent’anni di crescita insufficiente hanno certamente reso il terreno politico più fertile per il malcontento e la polarizzazione.

In termini semplici: una cattiva economia può produrre cattiva politica; e una politica instabile rende ancora più difficile correggere i problemi dell’economia.

Il circolo vizioso britannico

Per recuperare produttività, il Regno Unito avrebbe bisogno di investimenti di lungo periodo, infrastrutture più efficienti, maggiore capacità di costruire abitazioni e reti, sostegno alla ricerca e all’innovazione, competenze professionali adeguate e una strategia industriale coerente.

Tutte queste scelte richiedono stabilità politica, capacità amministrativa e continuità nel tempo. I loro risultati non arrivano in pochi mesi e non possono essere garantiti da slogan elettorali.

Ma la stagnazione economica ha contribuito proprio a indebolire quella stabilità. Governi più fragili sono maggiormente esposti alla tentazione di privilegiare risposte immediate, promesse difficili da finanziare o conflitti simbolici che non modificano la struttura produttiva del Paese.

È questo il paradosso britannico: il Regno Unito avrebbe bisogno di stabilità politica per ricostruire la propria produttività, ma la debolezza della produttività è una delle ragioni per cui quella stabilità è diventata così difficile da conseguire.

Il vero messaggio del grafico

La linea blu non racconta soltanto l’andamento di un indicatore economico. Racconta il progressivo restringimento delle possibilità di un Paese.

Il Regno Unito rimane una grande economia, con università eccellenti, capitale umano, servizi avanzati, ricerca e capacità finanziarie di livello globale. Ma da quasi due decenni non riesce a trasformare pienamente queste risorse in una crescita produttiva robusta e diffusa.

La questione politica fondamentale non è soltanto chi governerà il Paese nei prossimi anni. È se il Regno Unito riuscirà a ricostruire le condizioni materiali di una crescita condivisa.

Perché quando la produttività ristagna troppo a lungo, non si riducono soltanto i margini di bilancio o la crescita dei salari. Si restringe anche lo spazio della fiducia collettiva. Ed è in quel vuoto che prosperano l’instabilità politica e le promesse più facili.


Didascalia 

Produttività del lavoro nel Regno Unito, output per ora lavorata, valori reali indicizzati con base 2009 = 100. La linea continua rappresenta l’andamento effettivo della produttività; la linea tratteggiata mostra la prosecuzione del trend osservato tra il 1971 e il 2007. Dopo la crisi finanziaria globale, la produttività britannica si è discostata nettamente dalla traiettoria precedente.

Fonte grafico: © Financial Times, elaborazione su dati Office for National Statistics; grafico di Keith Fray.


Fonti

Office for National Statistics, Productivity flash estimate and overview, UK: January to March 2026 and October to December 2025, 19 maggio 2026, correzione del 27 maggio 2026.

Martin Wolf, The infantilism of an “ungovernable” Britain, Financial Times, 25 maggio 2026.




 

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